14 giugno 2018: azioni di lotta, parla Ornella Buletti

14 giugno 2018: azioni di lotta, parla Ornella Buletti

Ingrediente: dal sessismo alla violenza sulle donne

Ornella Buletti

Sessismo é il fil rouge che attraversa la disparità salariale, che svaluta il lavoro femminile sul mercato del lavoro, che costringe in modelli fissi di femminilità e mascolinità, che controlla i corpi delle donne dentro a regole decise da altri. Anche quando le donne hanno ottenuto una carriera in politica o nell’economia il sessismo é lì a far capire loro che non sono al loro posto.
É talmente dentro alla mentalità, che talvolta siamo noi stesse ad accorgerci o addirittura ad usarlo contro altre donne.
Il movimento internazionale contro le molestie sessuali sul lavoro, quello chiamato #metoo, anch’io, ha squarciato un silenzio complice di tutti. Un fenomeno che anche in Ticino le donne subiscono e di cui fanno fatica a parlare. In un periodo di forte tensione sul lavoro, il ricatto sessuale nei confronti delle donne che cercano lavoro é purtroppo molto più frequente di quello che si crede.
Questa violenza sul posto di lavoro, sia fisica che psicologica, entrambe dolorose che possono avere conseguenze importanti, rendendo il lavoro un inferno.
Dobbiamo pretendere che tutte le aziende si adoperano a creare strumenti per combattere questo fenomeno, ma anche una commissione esterna che possa intervenire direttamente, per far sì che non si debba scegliere fra la nostra integrità e la disoccupazione.
E poi c’è quella violenza che le donne vivono in casa, che subiscono proprio dalle persone a cui hanno dato fiducia. Non è un argomento facile da affrontare, non tutte le persone che subiscono violenza riescono a denunciare, di parlarne con qualcuno, specie se le donne dipendono finanziariamente o per statuto al proprio aggressore. Anche se negli ultimi anni, proprio grazie alle campagne che in Svizzera e in ticino sono state promosse, e a cambiamenti legislative, le donne osano molto di più.
Ma ancora non ci sono abbastanza consultori per proteggere chi subisce violenza, e nemmeno luoghi di accoglienza per donne e bambini che cercano di far ripartire la propria vita. Arrivare a una condanna é molto difficile, e ancora di più se le donne sono straniere senza permesso di lavoro.
La situazione di totale precarietà delle donne che scappano dai loro paesi perché subiscono violenza o le migranti che la subiscono nel corso del loro percorso é stata anche oggetto di un atto parlamentare di Gina La Mantia, ma con poco ascolto. É importante valutare urgentemente l’implementazione di basi legali e se necessario migliorarle per far sì che tutte le vittime che entrano nel nostro paese siano protette e tutelate e che abbiano il diritto di soggiorno, cosa che in Svizzera non è ancora garantito.
Rivendichiamo con forza e decisione la messa in atto completa della Convenzione di Istambul, Convenzione contro ogni forma di violenza domestica e di genere, un rafforzamento della coordinazione tra i cantoni per quel che riguarda la violenza domestica. Se i cantoni non hanno finanziamenti sufficienti chiediamo che la confederazione debba intervenire.
L’educazione alla parità a partire dalla prima infanzia é fondamentale per combattere il sessismo che attraversa tutte queste realtà di sofferenza e di disparità.

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