A margine delle elezioni bellinzonesi

A margine delle elezioni bellinzonesi

Pronzini ha completamente ragione quando afferma che “é assurdo e offensivo che in certe liste vi sia solo una presenza femminile” in quanto non corrisponde alla composizione sociale del paese che si vuole rappresentare nelle istituzioni. Diventa però a sua volta offensivo quando riduce la presenza anche di una sola donna a “semplice foglia di fico”.
Questa situazione, tutt’altro che rosea, deve comunque interrogarci sulle difficoltà nel coinvolgere le donne nell’impegno politico, su quali siano i meccanismi che confermano il soffitto di cristallo in politica e altrove (perché non è importante solo mettere in lista molte donne ma anche creare le condizioni affinché vengano votate e elette nelle istituzioni), sulle rappresentazioni problematiche delle donne che esercitano il potere e, in generale, l’autorità in un contesto pubblico.
Temi che chiamano donne e uomini a ripensare i ruoli che ancora oggi vengono loro attribuiti, non più dalle leggi, ma da comportamenti e stereotipi consolidati e ancora molto presenti.
Quante volte a donne sposate con figli impegnate in politica è stato chiesto “come riesce a conciliare politica e famiglia?”, quasi a ricordare loro che è compito femminile quello di accudire e crescere i figli.
Senza contare il sospetto ancora suscitato da chi i figli non li ha.
Cosa dire del rischio di essere ridotte a corpo su cui tutti possono lanciare i propri commenti quando le donne si affacciano nell’agone politico?
Poi ci sono i rituali propri della politica partitica – riunioni, comitati, assemblee, comizi – spesso stancanti e interminabili, arene nelle quali alleanze e tatticismi finiscono per prevalere sui contenuti.
Molte delle compagne elette nei municipi – spesso minoranza politica- testimoniano di come i colleghi chiedano più informazioni, più approfondimenti e argomentazioni per far passare dei loro progetti, cosa non richiesta ai colleghi uomini.
Per un po’ giochi il gioco, ma spesso sono proprio le donne che decidono di cambiare gioco. Ci chiediamo se forse non dovremmo cambiare le regole, invece del gioco.
Dopo quarant’anni di “sperimentazioni” in cui le donne sono nelle istituzioni é forse il momento di ripensare alle priorità e alle modalità di partecipazione. Un’erosione di partecipazione che interessa i processi democratici nel loro insieme, richiamando l’impegno di tutti, donne e uomini.
Quello che possiamo notare è che le giovani donne sono sempre più preparate e attive, ma preferiscono impegnarsi su altre piattaforme associative.
Quando in lista ci sono, sosteniamole, permettendo loro di fare esperienza e di contagiarci con la loro giovanile passione. Non riduciamole a foglie di fico a coprire originariamente le “vergogne”. Non se lo meritano.

Pepita Vera Conforti e Ornella Buletti
Copresidenti del Coordinamento donne della sinistra

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