Manifesto per un socialismo femminista

Le compagne del PS ci segnalano:

Un Partito Socialista unito e femminista!

di Nancy Lunghi (membro comitato Donne* PS) e Ornella Buletti, Marina Carobbio, Gina La Mantia, Tiziana Mona, Jacqueline Rohrer, Evaristo Roncelli (membri PS Ticino)

Il femminismo non è una moda, ma bensì un approccio fondamentale per un’analisi della società e dei bisogni di donne*[1] e uomini* in una prospettiva rivolta al futuro. Ne è convinto il Partito Socialista Svizzero che all’assemblea dei delegati tenutasi il 14 ottobre 2017 a Olten, ha accolto all’unanimità il “Manifesto per un socialismo femminista” proposto dalle Donne* PS in occasione del loro centesimo anniversario. Un secolo nel corso del quale l’organizzazione delle donne* socialiste ha condotto tante battaglie per l’emancipazione, fatte sotto varie denominazioni. Con il Manifesto si fa ora un salto di  qualità, coinvolgendo tutto il partito in una prospettiva femminista. Inoltre, la presa di posizione e le proposte che il PSS sulla base del Manifesto sta elaborando rappresenteranno un’importante svolta non solo per la politica socialista ma anche svizzera.

Nel Manifesto, partendo da una contestualizzazione storica e da un’analisi strutturale del ruolo economico, sociale e politico della donna*, non si effettuano solo critiche e rivendicazioni generali, ma anche riflessioni e richieste specifiche nei confronti del PSS, come l’elaborazione di un piano d’azione per la parità, l’utilizzo di più risorse per la tematica femminista, il finanziamento di studi su questioni politico-paritarie, l’adozione di un linguaggio e di strutture di discussione paritari, l’organizzazione di asili infantili durante le assemblee del partito , la rappresentazione equa di entrambi i generi negli organi direttivi del partito e la rinuncia di partecipazione da parte degli uomini* socialisti a dibattiti e discussioni unicamente tra uomini*. Ciò per dare una prospettiva femminista all’analisi che il PSS fa della società e al programma partitico che da essa deriva. Per far sì che tra uomo* e donna* non ci sia più alcuna discriminazione, infatti, non basta un “semplice” aumento della rappresentazione femminile nei vari ambiti politici, economici e sociali, ma è necessario anche e soprattutto un cambiamento della struttura sociale, una modifica dei comportamenti, un approccio innovativo per superare la suddivisone dei ruoli.

Con l’adozione di una prospettiva femminista, il PSS non solo decide di impegnarsi a promuovere le cariche femminili nei vari ambiti, ma anche a favorire cambiamenti nella società stessa. Si tratta dunque di promuovere e attuare varie misure, come ad esempio: salari equi e diminuzione dell’orario lavorativo, riconoscimento e ricompensa per i lavori domestici e di cura, investimenti statali per l’accudimento di bambini e parenti a carico, congedi parentali sufficienti ed equi per tutti, rafforzamento dell’AVS, tassazione indipendente dallo stato civile, incentivazione delle donne* in politica, insegnamento privo di stereotipi di genere e promozione del linguaggio paritario, tematizzazione della violenza sessuale, protezione e luoghi adeguati per le vittime di violenza, lotta contro la violenza sul posto di lavoro e sulle donne*, permesso di soggiorno indipendente dal partner per le vittime di violenza domestica, protezione e cure speciali per le donne* rifugiate e per le vittime del traffico di esseri umani, abolizione del servizio militare obbligatorio e maggiore coinvolgimento delle donne* nei processi di pace.

Dalla prospettiva femminista ne trarrebbero quindi vantaggi non solo le donne*, ma anche gli uomini*, che verrebbero liberati sia dalla concorrenza generata dalla differenza di genere, che dai vari ruoli predefiniti dall’odierna società in buona parte ancora patriarcale. Inoltre, la prospettiva femminista, essendo intersezionale, metterebbe fine non solo alla discriminazione di genere ma a tutti i tipi di discriminazione, basati per esempio su motivazioni quali: l’orientamento sessuale, l’handicap, l’età, lo stato economico e sociale, la nazionalità, le origini etniche e sociali, il colore, la lingua, la religione o le credenze, le opinioni politiche e di ogni altro genere.

Di strada per il raggiungimento della parità ce n’è ancora molta da fare ed è più che mai fondamentale che la prospettiva femminista non rimanga solo all’interno del PSS, ma che venga accolta da tante donne* e uomini*, che diventi una visione condivisa. Poiché il fatto che la discriminazione economica e strutturale delle donne* sia ancora fortemente radicata nella nostra società – che si definisce “avanzata” – è uno scandalo che  non può più essere tollerato.

[1] L’asterisco di genere (*) serve a tener presente la grande varietà di identità sessuali che si nascondono dietro i termini „donna“ e „uomo“.

Articolo apparso sul Corriere del Ticino del 7 novembre 2017

Link al manifesto:

Positionspapier der SP Schweiz “Manifest für eine konsequent feministische Sozialdemokratie”
Papier de position du PS Suisse “Mainifeste pour un socialisme pleinement féministe”

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