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COMUNICATI
Se il bel tempo si vede dal mattino, ci aspettano giorni bui
Vergognoso! Il Consiglio nazionale ha cancellato dal programma di legislatura la revisione della Legge sulla parità (91 contro 89 e 8 astenuti).
Il soffitto di vetro della politica
Richiesta della revoca delle riserve alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989
Lettera aperta a Rocco Cattaneo, candidato e presidente
A sostegno delle candidature femminili sulle liste della sinistra
Carole Roussopoulos, una reporter con la videocamera
Bilancio di genere
Incontro del Coordinamento con una delegazione delle parlamentari socialiste a Berna
La violenza sulle donne non ha confini
I volti della giustizia sul canale YouTube
Le restrizioni in Spagna concernono anche noi
No all´attacco alla soluzione dei termini
Quanta energia al vento per un velo
Lettera aperta a Giorgio Ghiringhelli, promotore di un divieto generalizzato di dissimulazione del viso
Nessuna persona, nessuna tradizione, nessuna religione, nessuno Stato ha diritto di impormi come vestirmi
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Comunicato stampa
Vergognoso! Il Consiglio nazionale ha cancellato dal programma di legislatura la revisione della Legge sulla parità (91 contro 89 e 8 astenuti).

Il timido progetto di revisione della Legge parità che chiede alle aziende di ridurre la disparità salariale attraverso il controllo sui salari trova decise resistenze da parte della destra ormai maggioritaria nel parlamento nazionale, nonostante siano passati 35 anni dall’adozione dell’articolo costituzionale sulla parità tra i sessi.
É di qualche giorno fa la notizia che il tenore di vita generale della Svizzera restava nel 2014 tra i più elevati d´Europa, insieme con quello della Norvegia e del Lussemburgo, con questi ultimi non condivide di certo le politiche a favore della parità e dell’uguaglianza. Infatti la Svizzera si situa all’ultimo posto tra le nazioni europee (comunque davanti solo a Giappone, Turchia e Corea del Sud) nell’indice del soffitto di cristallo che prende in considerazione i dati nazionali su istruzione superiore, forza lavoro, salari, costi dell’assistenza all’infanzia, diritti di maternità, rappresentanza a alti livelli.
È arrogante nei confronti di metà della popolazione, che si vede discriminata senza che questo susciti un minimo di vergogna da parte di quei politici e di quelle politiche che si dichiarano vicine alle persone.
Non c’è alcuna ragione sociale o economica che giustifichi il persistere delle discriminazioni salariali tra uomo e donna se non la protervia di chi è convinto che le donne accetteranno silenziosamente questo affronto.

(Inviato alla stampa il 27.4.2016, ore 13.30)

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