Smettiamo di cercare scuse ai molestatori

Smettiamo di cercare scuse ai molestatori

Nel nostro paese, ogni tre settimane una donna muore a causa di maltrattamenti e la polizia deve intervenire almeno due volte al giorno per casi di violenza domestica. Il problema della violenza sulle donne è quindi purtroppo ancora d’attualità. Malgrado questi dati siano pubblici, c’è chi continua a minimizzare la situazione. Non è però certo giustificando le molestie e criminalizzando le vittime che il problema si risolverà.

A livello mondiale, una donna su tre nella sua vita ha subito violenze fisiche o sessuali e metà delle donne ha avuto a che fare almeno una volta con avances minacciose e sgradevoli. Molestie e violenze sono quindi incalcolabili e onnipresenti e, se le cose non cambieranno, ogni donna rischia di subirle un giorno.
Certo, rimproverare la vittima di essere stata imprudente, troppo fiduciosa, ingenua, avventata o spericolata può in un certo senso essere rassicurante: le donne esorcizzano il timore che possa capitare anche a loro, dicendosi che mai si metterebbero in una situazione così pericolosa e gli uomini non si sentono accusati direttamente.
Comportarsi così significa però arrendersi, accettare la realtà attuale e augurarsi che non ci capiti personalmente. Risolvere il problema significherebbe riuscire a garantire i diritti delle donne in tutti gli ambiti e questo sarebbe un vantaggio per tutta la società, perché la violenza e la paura della violenza limitano la mobilità delle donne e il loro accesso alla vita sociale, lavorativa e politica.
Gli spunti per affrontare queste situazioni non mancano: a fine agosto, le vice presidenti del PS svizzero e la co-presidente delle donne PS hanno presentato un piano in cinque punti per combattere efficacemente la violenza contro le donne. Sarebbe infatti necessario dotare finalmente il nostro paese di una strategia contro la violenza sulle donne, sui bambini e contro la violenza domestica.
Occorre un cambio di mentalità, che molte persone hanno dimostrato di volere: lo scorso sabato, 20’000 donne e uomini solidali hanno sfilato per la capitale per chiedere la fine delle discriminazioni e del sessismo, retaggi di un sistema patriarcale che trasciniamo e di cui la nostra società deve assolutamente liberarsi per poter progredire.

Di Lorena Gianolli, sindacalista VPOD

apparso su LaRegione Ticino, 3 ottobre 2018

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