Socialità da difendere: risposta del Tribunale Federale al ricorso sugli assegni prima infanzia e integrativi (API/AFI): non ci soddisfa ma fa un po’ di chiarezza.

Questi stranieri arrivano qui, fanno i figli e il giorno dopo ricevono un sacco di soldi con gli assegni.

Chi non ha mai sentito questo genere di affermazione?

Ma si sa, quando si parla di stranieri e di aiuti sociali si sentono delle grandi bufale, convinzioni che si insinuano (oliati da un preciso disegno politico) nei passaparola della gente come verità assolute.

In questo senso la risposta del Tribunale Federale, pur respingendo il ricorso in quanto non ritiene discriminante le differenze di diritti tra svizzeri e residenti stranieri, rende espliciti due fatti. Il primo inteso a confermare che uno straniero per maturare il diritto agli assegni di prima infanzia e/o integrativi deve risiedere qui da almeno 5 anni (con permesso B o C), mentre per gli svizzeri sono 3 anni.

La seconda questione è che il Consiglio di Stato deve rivedere la recente prassi di chiedere 8 anni di domicilio in Svizzera, di cui gli ultimi 3 in Ticino, per beneficiare del diritto agli assegni. L’iniziativa parlamentare elaborata presentata la settimana scorsa da Pelin Kandemir Bordoli, gruppo PS, chiede di esplicitare già nella legge quanto stabilito dal TF.

Rimane ancora aperta la questione a sapere se le disposizioni cantonali siano o meno contrarie al diritto comunitario (accordi bilaterali), aspetto questo su cui vi è già il parere della SECO: dipende dai casi.

Una riflessione si impone come Coordinamento donne della sinistra, avere figli nel 2017 è sempre più una questione di censo.

Ormai la condizione di povertà è considerata e percepita come una colpa di chi la vive, quando invece è creata da un sistema economico e finanziario che causa maggiori disparità (è di questi giorni la notizia del divario economico tra gli 8 super ricchi e il resto del mondo).

Si pensi al lento ma costante smantellamento degli assegli integrativi e di prima infanzia (per svizzeri e stranieri) fiore all’occhiello della politica ticinese a sostegno delle famiglie e più in generale all’attacco sistematico agli aiuti sociali (che saremo chiamati a limitare votando 4 no il prossimo 12 febbraio).

 

Pepita Vera Conforti e Ornella Buletti
copresidenti del Coordinamento donne della sinistra

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