Alle frontiere della violenza – resoconto

Alle frontiere della violenza – resoconto

Abbiamo il piacere di pubblicare questo reportage apparso sulla Newsletter Gender Law 2022#1 del FRI Istituto per scienze giuridiche femministe e genderlaw sulla serata di approfondimento organizzata dalla rete nate il 14 giugno in collaborazione con Comundo e SOS Ticino, il 1. dicembre 2021. Contributo completato dall’editoriale sul tema della non-conformità della Legge sugli stranieri e la loro integrazione alla Convenzione di istanbul: Newsletter 2022#1-Editorial

Alle frontiere della violenza – donne migranti e violenza di genere

Serata die approfondimento di rete nate il 14 giugno in collaborazione con Comundo e SOS Ticino, il 1. dicembre 2021

«La violenza di genere rappresenta una delle forme di violenza più diffuse al mondo che coinvolge individui, famiglie e intere comunità ed è frutto di dinamiche molto complesse. Colpisce tutte le donne, indistintamente. Ma spesso la violenza che coinvolge le donne migranti comporta una lettura del fenomeno molto più articolata poiché la vulnerabilità delle loro condizioni e del loro statuto, raddoppia.»

Il 1. dicembre 2021 a Bellinzona ha avuto luogo una serata di approfondimento in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne con cui si è voluto accendere i riflettori sulla realtà delle donne migranti (comunicato stampa del 24 novembre 2021).

Le relazioni sono state registrate e sono state messe in rete, unitamente ad una ricca raccolta di contributi di approfondimento, sul sito nateil14giugno.ch che fa parte del Coordinamento nazionale dello sciopero nazionale delle donne del 14 giugno 2019 – un breve reportage.

Il doppio trauma

Corinne Sala, Direttrice Sede Svizzera italiana dell’ONG Comundo, ha descritto la doppia violenza e traumatizzazione che subiscono le donne migranti. La discriminazione di genere è una causa specifica che porta le donne ad abbandonare il loro paese: violenza sessuale quale arma di guerra, discriminazioni nell’accesso ad educazione e lavoro, gravidanze e matrimoni precoci, violenza famigliare ecc. Ma la discriminazione non termina una volta lasciato il paese. Le accompagna durante il viaggio e le accoglie nei paesi di approdo, spesso sotto forma di lavori prettamente femminili sottopagati o stigmatizzanti. La Svizzera inoltre ha ratificato la Convenzione di Istanbul con diverse riserve, proprio rispetto alla norma sulla protezione di donne migranti (art. 59 della Convenzione).

Sul tema della doppia violenza le organizzatrici della serata segnalano anche un servizio su ARTE di Agathe Cherki, Francia, Donne migranti: la «doppia violenza»

Motivi d’asilo specifici delle donne

Anche Mario Amato, direttore di Soccorso operaio Ticino ha spiegato come vi sono motivi specifici che spingono le donne a chiedere protezione nel nostro paese, legati al ruolo assegnato alla donna nel paese di origine. Il modello alla base della legge sull’asilo è però un altro: possono trovare protezione le persone che sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (cfr. Art. 3 Lasi). Anche se si comincia a prendere in considerazioni alcuni motivi d’asilo specifici delle donne (come previsto all’art. 60 della Convenzione di Istanbul), l’interpretazione del concetto di rifiugiato è restrittivo e forgiato secondo un modello maschile: può essere negato il nesso di causalità temporale e logica tra l’evento e la fuga dal paese di origine perché tra lo stupro e la fuga è passato diverso tempo. L’intensità della violenza può essere considerata non sufficientemente grave. Magari le forme di protezione concreta o le alternative di fuga nel paese di origine possono venir giudicate sufficienti. Poi vi è tutto il problema della mancanza di prove e delle difficoltà nel raccontare le violenze subite, con il rischio che la donna non riesca a rendere verosimile l’esposizione a seri pregiudizi. Nella giurisprudenza non troviamo ancora indicazioni precise e considerazioni concrete sull’applicazione della convenzione di Istanbul e anche le strutture di accoglienza non sono sempre adeguate. Ma la convenzione è ancora giovane, ciò che lascia spazio a qualche speranza di miglioramento.

La LstrI quale fattore di rischio di violenza nella coppia

Rosemarie Weibel, avvocata e membra del FRI, ha spiegato come la stessa Legge sugli stranieri e la loro integrazione (LstrI) possa diventare strumento o facilitatrice di violenza nella coppia. Diversi studi dimostrano che una distribuzione disuguale delle risorse socioeconomiche e una differenza di status fra i partner possono essere correlate con il manifestarsi della violenza nella coppia. La dipendenza del permesso di soggiorno del coniuge straniero, della moglie in particolare, dalla convivenza con il marito aumenta il potere di quest’ultimo e il rischio di violenza (Art. 50 LstrI). La possibilità di una revoca del permesso in caso di separazione diventa così essa stessa strumento o perlomeno facilitatrice di violenza. Perché spesso è sufficiente il rischio di perdere il permesso di restare per far sì che la vittima di violenza domestica continui a rimanere in una relazione tossica, con conseguente esacerbazione della violenza e conseguenze anche gravi.
Un intervento che affronta questo tema si trova anche sul sito nuovapoliticamigratoria.wordpress.com: Ricongiungimenti familiari e aspetti di genere

GREVIO – gruppo di lavoro di esperti sulla violenza contro le donne

Simona Lanzoni, partecipante al Gruppo di esperte della Convenzione di Istanbul (GREVIO), ha raccontato il percorso della Convenzione di Istanbul, nata dalla consapevolezza che le discriminazioni di genere crescono su uno sfondo di violenza che comincia a venir riconosciuto. Con la convenzione si è cercato di creare uno standard per definire forme di violenza e delle misure per prevenirla e contrastarla. La questione delle migranti è scarsamente affrontata in tutti i paesi. E’ importante integrare le difficoltà specifiche che hanno le donne migranti, e non basta essere femministe per accoglierle. Difficoltà che possono esse legate alla precarietà o all’assenza di un permesso di dimora (con anche perciò difficoltà di accesso agli aiuti), differenze culturali nell’approcciarsi alla violenza, difficoltà linguistiche ecc. Con Simona Lanzoni è stata pubblicata anche un’intervista: nateil14giugno.ch.

Tratta delle donne e statuto precario

Causa problemi di collegamento non hanno potuto intervenire Anne Schmid, Coordinatrice della Piattaforma svizzera contro la tratta degli esseri umani (piattaforma-tratta.ch) e Monica Marcionetti, Responsabile del servizio MayDay (sos-ti.ch/mayday.html). E’ possibile che nelle prossime settimane venga pubblicata una loro intervista.

Sul sito della rete si trovano poi ulteriori contributi sul tema della Convenzione di Istanbul e sulla situazione particolare delle donne migranti, tra cui citiamo:

Convenzione di Istanbul

Video e testo di presentazione, link al primo rapporto GREVIO sul periodo 2015-2019, al rapporto della Svizzera del 2021, al Réseau Convention d’Istanbul: Cos’è la Convenzione di Istanbul?

Permesso di soggiorno in caso di violenza domestica

Ricongiungimenti familiari: Cosa prevede la legge sugli stranieri e la loro integrazione in caso di separazione per violenza domestica, quali le condizioni per ottenere un permesso indipendente dal coniuge: Ottenere un permesso di soggiorno in caso di violenza domestica, con esempi e un link all’iniziativa parlamentare delle Commissioni delle istituzioni politiche di Consiglio nazionale e degli Stati Ip 21.504 del 5.11.2021 «Garantire la prassi dei casi di rigore secondo l’articolo 50 LStrI in caso di violenza nel matrimonio».

Il lavoro in parlamento

Confederazione: Intervista (in tedesco con sottotitoli in italiano) alla Consigliera Nazionale socialista Yvonne Feri che in questi anni ha presentato diversi atti parlamentari sul tema della violenza di genere e migrazione, con relativi link: Intervista a Yvonne Feri.

Si veda anche la già citatata iniziativa parlamentare del 5.11.2021 (Ip 21.504) e quanto da noi riportato in NL2020#1.

Ticino: proposta di aggiunta di un nuovo capoverso all’art. 5 della Legge sul rilancio dell’occupazione e sul sostegno ai disoccupati (L-rilocc) per il sostegno al collocamento per persone che hanno subito violenza domestica, indipendentemente dal permesso di soggiorno. Iniziativa parlamentare di Gina La Mantia e cofirmatar*, 22 novembre 2021, IE659

Vari

Ulteriori contributi in relazione alla violenza di genere sono stati pubblicate e vengono pubblicati, tutti da scoprire!
Accesso diretto alla registrazione della conferenza (su youtube): Alle frontiere della violenza.
Accesso diretto al materiale raccolto sul tema Alle frontiere della violenza: nateil14giugno.ch

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