Coerenza, buonsenso e solidarietà non bastano mai

Coerenza, buonsenso e solidarietà non bastano mai

Il Consiglio federale e il Consiglio di Stato ticinese, vista la diminuzione dei contagi e su consiglio di esperti, hanno deciso di cominciare ad uscire dal “lockdown” in maniera graduale e con le dovute misure, senza peraltro poter garantire il successo di tale strategia. Ciò perché anche la medicina, così come la politica, non è una scienza esatta. Tuttavia, come sin dai principi della pandemia, c’è qualcuno che storce il naso riguardo a tali decisioni e che sembra saperne sempre una in più rispetto ad altri.

Tra tutte le critiche che stanno uscendo ce n’è però una che più delle altre manca a mio avviso di coerenza, buonsenso e solidarietà ed è quella riguardante la riapertura delle scuole.

Mantenere le scuole chiuse riaprendo i posti di lavoro significa infatti dare per scontato che a casa rimanga qualcuno, non solo ad accudire bambine/-i e ragazze/-i, ma che nel migliore dei casi sappia improvvisarsi anche come insegnante. Ed escludendo le nonne e i nonni, che essendo dei soggetti a rischio dovrebbero evitare tali contatti ravvicinati, chi può svolgere tali ruoli e possibilmente a gratis?

Secondo il mito del lavoratore maschio adulto che guadagna il pane per sé e per tutta la famiglia sembrerebbe logico che a sacrificarsi debbano essere le madri, che spesso hanno comunque “solo” un lavoro part-time, precario o iper-flessibile e che sono abituate ad assumersi la cura dei propri cari e dell’economia domestica, gratuitamente. Ma purtroppo per chi la pensa così, siamo nel 2020 e in un paese “avanzato”, che dopo tante lotte ha visto anche le donne prendersi il loro spazio nel mondo del lavoro e in cui le famiglie sono sempre più spesso monoparentali.

Quindi, se siete i primi ad essere felici di poter andare a far la spesa, in posta, dal parrucchiere o usufruire di altri servizi, non pretendiate che le aziende riaccendano i motori, ma le scuole e gli asili rimangono con la saracinesca chiusa. Abbiate un po’ di coerenza e buonsenso e soprattutto siate solidali con quella metà della popolazione (le donne), che già troppo spesso si prende in carico (e per lo più gratuitamente o in maniera sottopagata) i lavori di cura.

E se volete reclamare con le forze decisionali al potere, fatelo. Ma fatelo per risolvere veramente i nostri problemi, presenti e futuri: richiedete un maggiore investimento pubblico nelle infrastrutture sanitarie, sociali e di cura e maggior rispetto per l’ambiente; pretendete che il lavoro di cura, che sta alla base della nostra società, non pagato o pagato poco, venga riconosciuto come un lavoro “vero” e giustamente remunerato o che sia quanto meno redistribuito in modo equo nell’ambito familiare, tra uomini e donne, grazie a congedi parentali equi e un orario di lavoro ridotto. Perché solo una società che sa prendersi cura di sé e dell’ambiente che la circonda potrà evitare ulteriori disastri ecologici, sociali, sanitari ed economici – in tutto questo ci vuole un equilibrio! Ma anche coerenza, buonsenso e solidarietà!

Nancy Lunghi – 25 aprile 2019

Articolo pubblicato il 12 maggio sul CdT

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