di Giulia Petralli deputata Verdi del Ticino, Corriere del Ticino del 13.08.2026
Quando si parla di denatalità, ci si concentra quasi sempre sul costo della vita, sulla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, sulla precarietà e sulla mancanza di servizi per l’infanzia. Sono tutti fattori validi. Ma ce n’è uno che continua a rimanere ai margini della discussione, ovvero la crisi climatica.
In Svizzera il numero medio di figli per donna è sceso a 1,29, il livello più basso mai registrato, e il calo delle nascite prosegue ormai da anni. L’Ufficio federale di statistica rileva inoltre una diminuzione del desiderio di avere figli tra le giovani generazioni.
Le ragioni sono molteplici e non possono essere ridotte a un’unica spiegazione. Tuttavia, il cambiamento climatico sta entrando sempre più spesso nelle riflessioni di chi si interroga sulla possibilità di diventare genitore.
La letteratura scientifica individua quattro motivazioni ricorrenti tra coloro che riconsiderano la genitorialità a causa della crisi climatica: la preoccupazione per il futuro delle prossime generazioni, le convinzioni ambientali, il timore di non poter garantire una buona qualità di vita ai figli e la sfiducia nella capacità della politica di affrontare la crisi.
Proprio nei giorni scorsi il consigliere federale Albert Rösti ha ammesso che la Svizzera rischia di non raggiungere l’obiettivo climatico fissato per il 2030, anche a causa dei tagli di bilancio che rendono più difficile finanziare le misure necessarie. La crisi climatica diventa dunque anche una crisi della fiducia. Se le istituzioni appaiono incapaci di proteggere il territorio, adattare le città alle ondate di calore o ridurre le emissioni, viene meno la fiducia nel domani. E senza fiducia diventa più difficile compiere uno degli atti più profondi di amore e speranza, cioè quello di mettere al mondo un figlio.
Questa riflessione richiama il concetto di giustizia riproduttiva, ovvero il diritto non solo ad avere o non avere figli, ma anche a crescerli in un ambiente sano e sicuro. Parlare di natalità significa quindi parlare anche di qualità dell’aria, salute pubblica, protezione del territorio e adattamento ai cambiamenti climatici.
Le persone scelgono di avere figli quando riescono ancora a immaginare un domani migliore dell’oggi. Restituire questa fiducia è forse la politica familiare più importante che possiamo costruire.
Per questo le politiche per la natalità e quelle climatiche non possono più procedere su binari separati. Servono salari dignitosi, servizi per l’infanzia e congedi parentali adeguati. Ma serve anche una politica climatica credibile, capace di rendere le nostre città più vivibili, il territorio più resiliente e il futuro meno incerto.

