di Coordinamento donne della sinistra
Il prossimo 8 marzo si vota sull’iniziativa destinata a smantellare il servizio pubblico. Seppur l’argomento del risparmio in un periodo dove la precarietà colpisce molte famiglie può sembrare allettante, i 100 franchi risparmiati comporterebbero in definitiva una perdita ben superiore, cosa che gli iniziativisti tendono ad omettere.
Per il Coordinamento Donne della Sinistra, il servizio pubblico offerto non è solo informazione, ma è anche uno spazio in cui molte donne trovano voce, visibilità e un lavoro dignitoso. La SSR, seppur non ancora in maniera perfetta, ha contribuito negli anni a cambiare il modo in cui le donne appaiono nei media, offrendo la parola a sempre più esperte, permettendo di sviluppare competenze cavalcando meno gli stereotipi di genere.
In un settore ancora segnato da disparità e precarietà, questo non è un dettaglio. È una condizione di base per poter partecipare alla vita pubblica a pari livello.
Riteniamo inoltre che l’accesso universale all’informazione sia centrale. Quando l’informazione diventa un prodotto da acquistare, non ne viene più garantita l’imparzialità e non tuttə possono permetterselo. E sappiamo bene chi rischia di restarne escluso: persone con redditi più bassi, lavoratrici a tempo parziale, famiglie monoparentali, giovani. Un servizio pubblico forte mantiene aperto un diritto fondamentale: capire cosa succede attorno a noi, potersi orientare nella realtà complessa, avere strumenti per partecipare – senza dimenticare l’accesso al divertimento (sport, serie TV,…).
Per la Svizzera italiana, questo tema è di vitale importanza. Senza una presenza forte della RSI il racconto del territorio si assottiglia, si centralizza, scompare. Molte storie, in particolare quelle che riguardano donne, minoranze e realtà sociali meno visibili non troverebbero spazio altrove. La produzione culturale locale, dove lavorano tantissimə professionistə, dipende in larga parte dal sostegno stabile del servizio pubblico.
Anche il tema dell’indipendenza ci sta molto a cuore. Un’informazione controllata da logiche commerciali o da pochi attori economici non può garantire pluralità. Nella prospettiva femminista, questo è cruciale: più si restringe lo spazio pubblico, più si riduce lo spazio delle voci minoritarie. La SSR, con i suoi meccanismi di controllo democratico, è uno degli strumenti che impedisce la concentrazione del potere mediatico e protegge la diversità dei punti di vista.
In sintesi: un servizio pubblico solido non è soltanto un privilegio da difendere, ma un bene comune che sostiene la partecipazione, la visibilità e il lavoro di tante donne. Quando questo viene indebolito, a perdere sono proprio le persone che hanno meno protezioni. E il nostro spazio pubblico diventa più povero, più uniforme, meno democratico. Vi invitiamo a votare NO il prossimo 8 marzo all’iniziativa “200 franchi bastano”, perché siamo convinte che sia un investimento importante e duraturo nel tempo.
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