A tutt’oggi, la Carta per la parità salariale nel settore pubblico, in Ticino è stata firmata da soli due Comuni – Lugano e Mendrisio (cfr. elenco dei firmatari).
Il 16.12.2025, Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini Per Più Donne hanno presentato una mozione “Per la promozione della Carta per la parità salariale nel settore pubblico presso i Comuni ticinesi”, con cui hanno chiesto al Consiglio di Stato, che ha inserito la parità di genere fra le sue priorità anche nella legislatura 2023-2027, “di farsi promotore nei confronti dei Comuni ticinesi affinché procedano a fare proprie le finalità della Carta, incoraggiandone l’adesione nel rispetto dell’autonomia comunale.”
Con Messaggio 8664 del 18.03.2026, “Rapporto sulla mozione del 16 dicembre 2025 presentata da Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini per Più Donne “Per la promozione della Carta per la parità salariale nel settore pubblico presso i Comuni ticinesi””, il Consiglio di Stato si limita a ringraziare le mozionanti “per aver richiamato l’attenzione sul tema della parità salariale tra donne e uomini.” Conferma che “i dati cantonali ufficiali più recenti mostrano che anche nel settore pubblico, seppur in misura minore, persistono differenze salariali di genere.” Ma … ritiene di aver già fatto abbastanza.
Ne riferisce LaRegione del 7 aprile 2026 e riprendiamo quanto risponde Gina La Mantia, copresidente di FaftPlus: «La Carta per la parità salariale nel settore pubblico – osserva – è stata sottoscritta dal Cantone nel 2016. Ora siamo nel 2026, sono passati dieci anni e le disparità persistono». Per La Mantia «dire che il Cantone la sua parte l’abbia fatta è un po’ superficiale. Andrebbe al contrario fatto di più, come dimostrano anche le ultime cifre ufficiali».
Anche per La Mantia «la mozione non chiede nulla di complicato. Suggerire di promuovere una Carta firmata solo da Lugano e Mendrisio è un compito facile. Il margine di manovra è evidentemente molto ampio. Basterebbe scrivere nuovamente ai Comuni allegando le ultime statistiche, soprattutto vista l’importanza del tema». Come indicato nella mozione, stando anche alla copresidente di FaftPlus, «il settore pubblico dovrebbe fungere da buon esempio e non dovrebbe quindi offrire una qualità di posti di lavoro al ribasso».
Le conseguenze, poi, sono tangibili. «È noto che il fenomeno della povertà nella terza età tocca soprattutto le donne, ma non perché hanno lavorato meno, bensì perché il loro lavoro è meno riconosciuto. Penso a tutto quello che rientra nel lavoro di cura non retribuito, ancora oggi a carico soprattutto delle donne, ma anche nel lavoro sì retribuito, ma con differenze ingiustificate rispetto agli uomini». Sta di fatto che per La Mantia «il lavoro da fare ancora è molto, specialmente nel riconoscimento di ciò che viene considerato lavoro nel corso della vita di una donna. Restare a casa ad accudire la famiglia non è riconosciuto, è come se per quel periodo non avesse fatto nulla». Ed è anche da qui che parte la disparità: «Bisogna riconoscere il lavoro di cura come un pilastro di fondamentale importanza per la nostra società».

