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In un recente articolo la sociologa Sarah Schillinger (argomentario di INES – Istituto Nuova Svizzera – sul diritto di cittadinanza), cita il filosofo camerunense Achille Mbembe: “Alcune persone contano, su altre si conta”. Nelle professioni che durante la pandemia si sono dimostrate essere di rilevanza sistemica come le pulizie, il commercio al dettaglio, la cura delle persone, in cui i salari sono bassi e spesso insufficienti per mantenere una famiglia, lavorano molti stranieri. Ma sono proprio le persone che queste professioni le svolgono a fare più fatica ad essere riconosciute come cittadini e cittadine a pieno titolo e che incontrano importanti ostacoli nella procedura di naturalizzazione.

La sfida è quindi doppia: salari, pensioni e lavoro di qualità, ma anche riconoscimento pieno di lavoratrici e lavoratori migranti quale componente paritaria della nostra società.

Vasco Pedrina, ex presidente sindacale, spiega così il suo sostegno a un diritto alla cittadinanza: “Una lezione importante della nostra politica migratoria è che le discriminazioni dividono la società e indeboliscono la rappresentanza degli interessi di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici. L’Iniziativa per la democrazia è un passo importante per superare il problema, ed è per questo che mi schiero a favore”.

L’iniziativa infatti chiede di introdurre un diritto alla concessione della cittadinanza, su domanda, dopo cinque anni di soggiorno legale, con criteri oggettivi e misurabili (conoscenze di base di una lingua nazionale, nessuna condanna a una pena detentiva di lunga durata, nessuna minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera).

Buon primo maggio a tutte le lavoratrici e lavoratori!

Rosemarie Weibel, Massagno

Articolo apparso il 1. maggio 2024 su LaRegione e il 10 maggio 2024 – leggermente modificato – sul Corriere del Ticino