[citazione da Telegiornale delle 12:30, 05.04.2025 commento del giornalista in chiusura al servizio sulle manifestazioni di venerdì 04.04.2025 contro i femminicidi]
Dall’inizio dell’anno, in Svizzera sono stati compiuti 12 femminicidi. Ogni settimana una donna è stata uccisa per mano di un uomo. È recente la notizia dell’ennesima vittima.
Come dovrebbe essere noto a tutte e tutti, il femminicidio è soltanto la punta dell’iceberg, la quale viene sostenuta da una base – più o meno visibile – di discriminazioni e violenze. Questo concetto è ben illustrato nella “piramide della violenza”. Alla base troviamo elementi ben radicati nella nostra società e che alcune persone considerano poco gravi o addirittura non vedono, più si sale, più atteggiamenti e comportamenti diventano gravi.
In altre parole è il patriarcato – il sistema di potere che privilegia gli uomini e che subordina le donne – che alimenta queste discriminazioni e annientamento nei confronti delle donne. Purtroppo, indipendentemente da quanto ci si sforzi a non vederlo, il patriarcato permea la nostra società e volenti o nolenti, tutti gli uomini ne beneficiano.
Gli uomini sono considerati – di base – più autorevoli delle donne
Maggiore sicurezza nello spazio pubblico
Un uomo è spesso considerato più adatto a
ruoli di comando
Gli uomini non subiscono la stessa pressione sociale o penalizzazioni lavorative per la paternità come accade per la maternità
Minori carichi domestici
e la lista continuerebbe…
Volersene tirare fuori chiudendo il servizio con “non tutti gli uomini” non fa che banalizzare il fenomeno, lavarsene le mani. È responsabilità di ogni uomo decidere cosa fare di fronte ad una battuta sessista, ad una discriminazione, all’oggettivazione del corpo femminile: guardare dall’altra parte (e quindi indirettamente, acconsentire tacitamente) oppure rispondere, controbattere, fare luce sul problema, dire che non è ok, smettere di normalizzare certi atteggiamenti. È questo quello che ci aspettiamo dagli uomini che vogliono contribuire al progresso della nostra società. È quello che ci aspetteremmo dal servizio di informazione pubblico, perlomeno.
Per questo, come Coordinamento Donne della Sinistra abbiamo segnalato l’accaduto alla CORSI e reclameremo all’organo di mediazione. Questo non è accettabile.
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