Politica (s)velata

Politica (s)velata

È difficile non notare come, da diversi anni, la strategia politica dei partiti conservatori di destra sia sempre la stessa. E visto il successo elettorale che riscuotono, come dargli torto. Non fosse per il fatto che con l’attenuante di salvare i “nostri valori” dalle grinfie dello “straniero” stiano minando le preziose fondamenta liberali della nostra società – creando nuovi conflitti sociali e culturali e limitando i diritti e le libertà fondamentali di tutte e tutti noi.

Così, come nel 2009 si parlava di minareti, oggi, dopo le diverse discussioni a livello cantonale, si torna a parlare di velo integrale (burqa e niqab) a livello federale. Simboli più unici che rari e generalmente innocui alle nostre latitudini, ma che si prestano bene al collegamento con il terrorismo internazionale e l’oppressione femminile e possono quindi facilmente mobilitare e trarre in inganno il “popolo”, soprattutto se a strumentalizzarli ci sono partiti con molto denaro e senza scrupoli.

Sì, perché se avessero avuto un minimo di coscienziosità, si sarebbero ben guardati dal voler inserire nella Costituzione – e non da meno nel capitolo dei diritti fondamentali – un divieto della dissimulazione del viso, che altro non è che un codice di abbigliamento, che limita diverse libertà fondamentali, senza che ci sia un vero interesse pubblico.

Per i fini di sicurezza, di identificazione e contro la coazione esistono, infatti, già delle leggi. Dal punto di vista del velo integrale, un divieto non porterebbe a liberare le eventuali donne che lo indossano per obbligo, ma le punirebbe e isolerebbe ulteriormente.

Oltre a ciò, gli iniziativisti e i loro assidui sostenitori, andando a limitare l’autonomia dei cantoni in materia di sicurezza e religione, non si curano neppure del principio dell’ordinamento federalista.

Riassumendo: Chi se ne frega quindi se i cittadini di Basilea Città, Glarona, Soletta, Svitto e Zurigo, a differenza di quelli ticinesi e sangallesi, hanno detto chiaramente no a un divieto di dissimulare il viso nei propri Cantoni. Chi se ne frega se tra le donne che indossano il velo integrale c’è chi lo fa per scelta. Chi se ne frega se per motivi pacifici ma politici o pubblicitari un qualunque cittadino voglia indossare una maschera o se più semplicemente per mantenere la propria privacy in una società sempre più invadente preferisca girare con occhialoni scuri e sciarpa fino al naso.

E tutto ciò perché? Beh, le risposte dei sostenitori sono standard: “Mostrare il viso è un principio fondamentale della nostra società e del quieto vivere.” rispettivamente “Il numero di persone con burqa e niqab da noi non è elevato, ma bisogna correre ai ripari e prevenire, prima di essere ridotti a poter solo curare.”.

Disgraziatamente per loro è arrivata una pandemia a confutare quanto sostengono. Perché non sono di certo state le mascherine a impedire la convivenza, il rispetto e il dialogo e non perché le indossiamo ci sentiamo meno “svizzeri”.

E, ahiloro, anche per quanto riguarda lo spauracchio del terrorismo ci sono dati contraddittorii. L’esperienza francese, anche se ben lontana da quella Svizzera, dimostra infatti che nonostante il divieto di dissimulazione del viso, il problema degli estremismi sia rimasto irrisolto.

Mentre un’esperienza ben più simile alla realtà Svizzera, ovvero quella ticinese, conferma che quello sollevato dall’iniziativa è un non-problema: dal 2016 si contano infatti solo una sessantina di infrazioni (ca. 15 all’anno), riguardanti per metà hooligans e per metà donne musulmane, soprattutto turiste. Cifre irrilevanti dunque!… soprattutto se comparate con quelle della violenza domestica, che nel 2019 in Svizzera ha raggiunto quasi 20’000 reati (il 6% in più dell’anno prima) di cui 29 erano omicidi.

Ora, sta a noi Cittadini, riuscire a toglierci il “velo” di paure con il quale da anni i partiti conservatori di destra ci coprono gli occhi e dire NO alla loro politica simbolica e xenofoba. Una politica che oltre a essere inutile e sproporzionata, è anche pericolosa per i nostri diritti fondamentali e controproducente, poiché non fa altro che alimentare pregiudizi nei confronti delle persone di fede islamica, favorendo così la radicalizzazione.

Nancy Lunghi

Pubblicato in versione abbreviata sul CdT in datat 19.02.2021 (“Una politica xenofoba che crea pregiudizi”)

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