Di Mara Dal Mas
Non è una formalità. Hanno già scelto di farlo in altri Cantoni: Vaud, Neuchatel, Basilea, Friborgo,..Settimana prossima tocca al nostro Gran Consiglio mostrare di avere davvero a cuore il rispetto e l’uguaglianza fra i generi, votando ed approvando il rapporto di minoranza redatto da Lisa Boscolo, che richiede che in Ticino siano vietati gli impianti pubblicitari percettibili dall’area pubblica che presentano contenuti sessisti, omobitransfobici e razzisti.
L’esempio, si sa, dovrebbe venire dall’alto. Il Consiglio di Stato e la maggioranza della commissione che ha analizzato la proposta ritiene invece che una proibizione simile sia troppo impegnativa per un risultato che riterrebbe modesto.
Ma anche se le pubblicità in questione fossero poche, sono già di troppo! Un Governo dovrebbe fungere da modello, e dire chiaramente alla sua popolazione che la tolleranza verso messaggi commerciali che oggettificano e mercificano il corpo delle persone, che veicolano stereotipi che mantengono viva la disparità di genere è zero!
Chi ci governa dovrebbe elevarsi dai discorsi da bar, studiare e mostrare di aver compreso che la pubblicità è un vettore di comunicazione di massa molto potente, e che gioca quindi un ruolo cruciale nel perpetuare le norme sociali.
Se le pubblicità mostrano donne relegate a ruoli tradizionali o subordinati, se gli stereotipi di genere vengono normalizzati (donne che non sanno guidare, disinteressate alla tecnica, uomini performanti, virili,..), se i loro corpi sono sessualizzati e usati come oggetti di desiderio e di consumo invece che mostrati come esseri umani con un’identità e molteplici competenze, condizionerà immancabilmente chi guarda ad accettare queste immagini come normali, magari anche ideali.
Sta a chi prende decisioni dare l’esempio virtuoso alla popolazione, esprimendo un totale disaccordo con questi messaggi nocivi. Nel rapporto di maggioranza dobbiamo invece ancora leggere passaggi che banalizzano questa richiesta, che parlano di “cancel culture” e che affermano che certe pubblicità “pur proponendo per certi versi un’immagine poco edificante della donna o anche dell’uomo, sono l’espressione di una visione che, per quanto criticabile sempre secondo la propria sensibilità personale, non può essere ritenuta illecita o censurabile…” visto che “le pubblicità sono lo specchio dei tempi in cui sono proposte”.
I tempi invece stanno cambiando, e da cittadina spero davvero che si stia al passo con un’idea più paritaria e rispettosa della società, e che la maggioranza del Gran Consiglio voti quindi in questa direzione. Non è una formalità, è una questione di qualità.
Articolo pubblicato dal Corriere del Ticino il 17.01.2025

