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Reclamo all’organo di mediazione: commento conclusivo del giornalista redattore Angelo D’Andrea al servizio RSI del 5 aprile 2025 del TG delle ore 12.30 “In piazza contro i femminicidi”

Gentili responsabili dell’Organo di mediazione SSR – CORSI,

come Coordinamento Donne della Sinistra, desideriamo esprimere il nostro forte disappunto per la conclusione del servizio andato in onda sabato 5 aprile 2025, durante l’edizione del telegiornale delle ore 12:30, realizzato dal giornalista Angelo D’Andrea, in merito alla manifestazione della Gioventù Socialista svoltasi a Berna per chiedere alla politica di agire contro i femminicidi.

Riconosciamo l’importanza della scelta di trattare un tema così urgente e doloroso, quale la violenza maschile sulle donne, e apprezziamo il corretto utilizzo del termine femminicidio così come l’attenzione data ai dati preoccupanti: 12 femminicidi solo nei primi mesi dell’anno. Un fenomeno in crescita, che merita piena visibilità.

Tuttavia, riteniamo gravemente inadeguata e offensiva la frase conclusiva del servizio, che citiamo testualmente:
“Per fortuna che in Svizzera ci sono anche quasi 4 milioni e mezzo di uomini che da inizio anno non hanno molestato né ucciso nessuno.”

Una simile affermazione, posta in chiusura di un servizio che avrebbe dovuto sensibilizzare l’opinione pubblica su una tragedia sociale, risulta profondamente fuori luogo e banalizzante rispetto al fenomeno della violenza di genere. Ridurre la portata del problema a una mera proporzione numerica (peraltro non verificata) rispetto alla popolazione maschile,  comprendendo pure bambini e anziani (sappiamo che anche tra coppie anziane la violenza può manifestarsi), significa sminuire la gravità del fenomeno e offrire una lettura deresponsabilizzante.

Tale impostazione richiama esplicitamente la cultura del #NotAllMen, una reazione difensiva che può sembrare normale ma che sposta l’attenzione dal problema strutturale della violenza di genere alla rassicurazione del singolo. Non basta più dire “non tutti gli uomini sono violenti”: è necessario interrogarsi sul proprio ruolo nella società e sul modo in cui, anche involontariamente, si contribuisce al perpetuarsi della violenza.

Non è più sufficiente – né eticamente accettabile – affermare “io non sono così” per sottrarsi a un discorso collettivo di responsabilità. La violenza di genere non è solo una questione privata, ma sociale e culturale. Gli uomini, in quanto soggetti socialmente privilegiati, hanno oggi la possibilità e la responsabilità di usare la propria voce per denunciare, contrastare e modificare il contesto che rende ancora possibile la violenza contro le donne.

Il femminicidio rappresenta solo la punta dell’iceberg di una cultura profondamente radicata, fatta di stereotipi, linguaggi sessisti, abusi di potere, molestie, silenzi e complicità anche involontaria. Contrastarla richiede un impegno collettivo, in cui anche – e soprattutto – gli uomini siano parte attiva. Uomini che prendono parola, che si assumono la responsabilità del cambiamento, che usano il proprio privilegio sociale per smontare quella cultura e prenderne le distanze pubblicamente.

Nel servizio trasmesso, la voce di un giovane uomo che ha preso posizione rappresentava un momento di grande valore. Sarebbe stato più opportuno – e coerente – concludere con quelle parole, che offrivano una prospettiva di speranza e cambiamento. Scegliere invece di chiudere con una battuta che minimizza e deresponsabilizza ha purtroppo e volutamente annullato quel segnale positivo.

Chiediamo pertanto all’organo di mediazione CORSI di farsi portavoce delle seguenti istanze:

  • riconoscere pubblicamente l’inadeguatezza della frase conclusiva del servizio in quanto banalizzante del fenomeno della violenza di genere;
  • riflettere sull’importanza del linguaggio, specialmente in relazione a tematiche di estrema sensibilità sociale;
  • offrire spazio a momenti di approfondimento e confronto, anche coinvolgendo esperti e testimoni attivi nella lotta contro la violenza di genere, affinché si promuova un’informazione realmente consapevole e costruttiva.

Come servizio pubblico, la RSI ha il compito e la responsabilità di contribuire alla costruzione di un discorso pubblico che non solo informi, ma anche educhi e sensibilizzi, favorendo un cambiamento culturale indispensabile.

Confidando in una vostra risposta in merito, porgiamo distinti saluti.

Coordinamento Donne della Sinistra

Lisa Boscolo

Tina Olt

Elisabetta Colombo