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“Dal 1° settembre 2026, chi vuole acquisire un cane per la prima volta, è tenuto a frequentare un corso teorico di base.

L’obiettivo del corso è fornire le conoscenze fondamentali per compiere una scelta consapevole e preparare adeguatamente i futuri detentori all’accoglienza dell’animale, ridurre il rischio di scelte impulsive, favorire il benessere del cane e prevenire importazioni illegali e situazioni problematiche nella convivenza quotidiana.”

Così viene spiegato nelle prime righe del sito dell’Ufficio del veterinario cantonale il motivo per l’obbligatorietà di frequenza di 6 ore di corso teorico per potenziali padroni di cani. A dire il vero per quasi dieci anni fino al 2017 era già un obbligo a livello federale, poi demandato alla volontà dei Cantoni.
Proprio in virtù di più di 30 mila animali accolti nei rifugi nel 2024 (di cui 1.234 portati dopo sequestri ufficiali) i parlamentari e le commissioni sono stati giustamente solleciti e sono giunti a un messaggio poi approvato a fine 2025.

Sei ore per capire emozioni del migliore amico degli esseri umani, per conoscere le basi legali che ne difendono l’integrità, per affrontare aspetti pratici ed economici del possedere un cane e diventare consapevole di come fare coincidere i propri bisogni e le possibilità con i bisogni e specificità dei diversi tipi di cane.

Quanto importanti sarebbero sei ore obbligatorie per promuovere un’educazione sulle medesime questioni in famiglia e nelle scuole?

Comprendere dei bisogni affettivi, sessuali, cognitivi propri e dell’altro; conoscere i diritti fondamentali garantiti dalle nostre leggi (Costituzione, Convenzione dei diritti del fanciullo, Legge Parità, Convenzione di Istanbul), dare un nome corretto alle parti del nostro corpo e alle emozioni, diventare consapevoli delle aspettative indotte e influenzate da altri quando queste non coincidono con i nostri bisogni profondi o ledono la nostra identità.

Al momento non sono sufficienti i dati che abbiamo a disposizione per prendere sul serio la necessità di educare alle relazioni: 22’000 reati domestici e 480 casi di violenza carnale (statistica di polizia del 2025), 22 femminicidi e, a oggi sono già 15, di cui tre in Ticino; 1 bambino/a su 20 è vittima di maltrattamenti fisici nell’ambito familiare e nel 2024 sono stati segnalati 1073 casi di atti sessuali con minori (ed è solo la punta dell’iceberg).
Si tratta di fornire strumenti utili per conoscersi e relazionarsi con gli altri, costruire relazioni equilibrate e sapere quando e dove cercare aiuto.

Si può solo auspicare che siano riconosciute obbligatorie alcune ore di formazione su queste tematiche, lasciando a chi conosce a fondo queste realtà e i meccanismi che sottendono alle relazioni tossiche e dannose, di definire contenuti e approcci pedagogici a dipendenza del pubblico a cui si rivolgono i corsi.

Pepita Vera Conforti